Uscito vittorioso dalle lotte per la successione scoppiate nel 1259 alla morte del predecessore, il fratello Mongka, Kublai Khan (1215 – 1294, nell’immagine in evidenza) diede l’avvio all’offensiva finale contro i Song nel 1368.
Per l’esercito invasore, composto in prevalenza da Khitan, Jurchen, Tanguti e Cinesi del nord, con i Mongoli che formavano solo il nucleo delle forze di cavalleria, non fu facile avanzare nella Cina meridionale, ricca di fiumi, laghi e paludi. Barriere naturali che i difensori furono abili nello sfruttare per opporre una tenace resistenza.
Quella fra Mongoli e Song fu per l’epoca una guerra moderna e, in definitiva, i Cinesi del sud furono sconfitti dalle loro stesse armi. La polvere da sparo, inventata proprio in Cina in epoca Tang (618 – 907), era stata impiegata a partire dal XII secolo per creare bombe incendiarie e sonore, primitivi lanciafiamme, granate a schegge, mine antiuomo, razzi incendiari e i primi cannoni di ghisa. Tutte armi che i Mongoli apprezzarono e seppero utilizzare grazie agli artigiani e alle maestranze cinesi. I quali si rivelarono fondamentali anche nell’allestimento di flotte imponenti, oceaniche e fluviali.
Nel 1273, dopo un assedio di cinque anni, cadde il centro strategico di Xiangyang, nello Hubei. Agli eserciti invasori si spalancarono così le porte di accesso al medio e basso corso del Fiume Azzurro. Nel 1276 fu presa la capitale Song, Lin’an (oggi Hangzhou, nota nel “Milione” di Marco Polo come Quinsay), allora la più grande città al mondo con una popolazione che probabilmente raggiungeva i due milioni di abitanti. In questa occasione il giovane imperatore Song, Gong Di (Zhao Xian, 1271 – 1323, r. 1274 – 1276), l’imperatrice-madre e con essi gran parte della corte caddero prigionieri.
Nel marzo del 1279 quel che rimaneva dell’esercito Song fu sconfitto nella cruenta battaglia di Yamen, nei pressi di Guangzhou (Canton). Sul delta del Fiume delle Perle la flotta mongola annientò la disperata resistenza cinese e l’ultimo sovrano Song, Di Bing (Zhao Bing, r. 1278 – 1279, un bambino di soli otto anni) fu costretto al suicidio dal suo primo ministro Lu Xiufu. Con lui morirono eroicamente centinaia di sudditi fedeli alla dinastia. Per la prima volta nella storia il territorio cinese veniva conquistato nella sua interezza da un popolo sceso dalle steppe settentrionali.
Kublai Khan, conosciuto nelle fonti cinesi con il nome templare di Shizu, governò il suo impero, a sua volta parte del più vasto dominio mongolo, mantenendo le tre strutture governative proposte dal consigliere Yelü Chucai a Ogodai (r. 1229-1241): il Segretariato, massimo organo del potere civile; il Consiglio Militare, responsabile della sfera militare e il Censorato, che aveva lo scopo di tenere sotto controllo la macchina amministrativa.
La nuova dinastia divise i sudditi in quattro classi. I Mongoli, che non superavano di molto i due milioni, appartenevano alla prima classe ed erano i membri privilegiati dell’impero. I Semuren (lett. “persone con gli occhi colorati”, noti anche come “uomini con il titolo”), provenivano dall’Asia centrale o da regioni più a occidente (prevalentemente persiani, ma anche turchi, russi o europei, come nel caso del veneziano Marco Polo) e formavano la seconda classe, dalla quale i Mongoli arruolavano il personale più fidato.
I Cinesi del Nord (Hanren) erano la terza classe e, seppure in una situazione di soggezione, avevano diritti maggiori rispetto ai Cinesi del Sud, quei meridionali (Nanren) che si erano opposti con tenacia alla conquista mongola.
Tutti i Cinesi erano generalmente esclusi dalle cariche più alte sia dell’esercito sia dell’amministrazione statale, né gli era consentito portare armi o apprendere la lingua mongola senza un permesso speciale. A sancire ulteriormente la segregazione razziale fu imposto il divieto di matrimoni fra membri delle diverse categorie.
In realtà la resistenza cinese, superato il periodo più tragico della conquista, fu contenuta. Il popolo comune assunse una posizione passiva e i notabili locali furono compensati dalla perdita del potere politico con il mantenimento della proprietà terriera.
Alcuni si ritirarono dalla vita pubblica, come forma di protesta contro la dinastia Yuan, e preferirono dedicarsi alla pittura, alla calligrafia, alla poesia nonché alla scrittura di opere teatrali, con una feconda apertura alle forme più popolari di intrattenimento. Altri, invece, iniziarono a servire i nuovi padroni. Principale esponente della politica di compromesso fu Liu Bingzhong (1216 – 1274) che, fattosi notare grazie a un memoriale indirizzato alla corte nel 1249, riprese e promosse il programma di Yelü Chucai.
Le riforme auspicate da Liu, un Cinese del nord già al servizio dei Jin ed educato alla cultura classica, furono messe in pratica da Kublai il quale, quando ascese al trono, proclamò su modello cinese un motto di governo (nianhao), inaugurando così una nuova era.
Altro passo importante di Kublai fu quello di incaricare proprio Liu della costruzione di una nuova capitale, a sud della Grande Muraglia. Nel 1264 la capitale invernale fu infatti trasferita da Karakorum (in quella che oggi è la Mongolia Esterna) a Dadu (o Khanbaliq), una città nelle vicinanze del vecchio centro Jin di Zhongdu, nell’area della Pechino attuale.
Nel 1271, con un atto dall’altissimo valore simbolico, fu proclamata la fondazione ufficiale della dinastia Yuan (“Origine”, con un termine tratto dal classico Yijing). Seguendo i suggerimenti del prezioso consigliere, Kublai fondò anche un’accademia storica, alla quale fu commissionata la redazione della storia ufficiale delle precedenti dinastie dei Liao e dei Jin.
Con queste mosse Kublai cercò di rivestire il governo mongolo di abiti ispirati alla tradizione confuciana per aumentarne la legittimità agli occhi dei nuovi sudditi. Un’operazione di facciata, in quanto le radici dell’impero mongolo, profondamente radicate nel mondo delle steppe, non vennero toccate. L’autorità di Kublai ne uscì comunque consolidata.
Il tradizionale sistema degli esami non fu smantellato dai Mongoli e se con Kublai il numero di funzionari diplomati rimase sempre basso nel 1313, sotto il regno del Khan Ayurbarwada (r. 1311 – 1320, pronipote di Kublai), fu presa una decisione gravida di conseguenze nel lungo periodo: il pensiero neoconfuciano di Zhu Xi (1130 – 1200) fu proclamato dottrina ortodossa e da quel momento, e sino alla fine del sistema imperiale nel XX secolo, gli esami imperiali si sarebbero basati sui suoi commentari ai classici del Confucianesimo.
Non meno importanti furono la riforma amministrativa dell’impero che vide la nascita di undici entità regionali, alcune tuttora esistenti come il Sichuan e lo Yunnan, nonché l’organizzazione di un efficiente sistema di corrieri e la cura che venne rivolta alle opere idrauliche dopo decenni di abbandono e trascuratezza.
Nel 1289, per approvvigionare la nuova capitale, Kublai fece prolungare il Canale Imperiale, o Gran Canale, dal fiume Huai sino a Dadu: un capolavoro di perizia tecnica, lungo un migliaio di chilometri che richiese l’impiego di tre milioni di lavoratori.
Per le questioni religiose, furono creati speciali ministeri per il Buddismo, l’Islamismo, il Cristianesimo e persino per il Taoismo che pure non riscosse mai le simpatie di Kublai. Sebbene a corte rimanesse preponderante lo sciamanesimo mongolo, il sovrano mostrò grande rispetto per il Buddismo, grazie anche all’influenza del monaco tibetano e precettore imperiale Phagpa (1235 – 1280).
Come gli imperatori che lo seguirono, il fondatore della dinastia Yuan elargì somme ingenti per costruire templi e monasteri buddisti. In particolare i lama tibetani divennero una classe favorita, finendo per essere generalmente odiati per il loro prestigio e soprattutto la loro cupidigia.
Fu dietro loro suggerimento che Kublai revocò i privilegi che Genghis Khan aveva riconosciuto al Taoismo. Se all’Islamismo guardò sempre con sospetto, Kublai fu invece favorevole al Cristianesimo, specie nella forma nestoriana. Sotto il suo regno continuarono gli scambi epistolari con il pontefice romano che erano iniziati ai tempi del predecessore Güyük con l’arrivo della missione del francescano Giovanni da Pian del Carpine.
Anche dopo il 1279, Kublai continuò il programma espansionista dell’avo Genghis Khan. A nord e a ovest continuò la lotta, infinita e senza tregua, contro i rivali di altri rami della famiglia genghiskhanide, mentre a sud e a est cercò di estendere i confini dello Stato Yuan.
Nel 1267 Kublai mandò una prima missione diplomatica per chiedere la sottomissione del Giappone che, però, non giunse a destinazione a causa del maltempo. Dopo che altre ambascerie furono respinte, Kublai allestì nel regno coreano (dal 1254 vassallo dei Mongoli) una flotta di circa novecento navi, 15.000 uomini di equipaggio e 10.000 soldati. Una forza destinata a intimidire l’uomo forte nipponico, lo shogun del clan Minamoto.
La flotta salpò nel 1274 e, dopo aver occupato l’isola di Tsushima, giunse nella baia di Hakata, nell’isola di Kyushu. Prima dell’invasione, mentre il grosso dell’esercito era ancora a bordo delle navi, un uragano colpì la flotta, danneggiandola gravemente. Gli invasori, ridotti a un terzo delle forze originali, furono così costretti a ritornare in Corea.
Dopo che nel 1277 altri inviati furono messi a morte a Kamakura, sede dello Shogun, Kublai proclamò il Giappone provincia e dopo il 1279 concentrò gli sforzi per allestire una flotta di 3.500 navi, capace di trasportare un esercito di circa 140.000 uomini, tra equipaggi e soldati.
Nel 1281 due spedizioni, una proveniente dalle coste coreane e l’altra dalla foce dello Yangzi, si incontrarono al largo dell’isola di Kyushu. Dopo alcuni scontri non decisivi nella zona di Fukuoka, la maggior parte delle navi fu distrutta da un tifone, il provvidenziale kamikaze (“vento divino”) che costrinse gli invasori a ritirarsi. Soltanto 30.000 uomini riuscirono a tornare sul continente. Il resto annegò, fu ucciso o reso schiavo dai Giapponesi.
Un’altra spedizione fu progettata per il 1286 ma i problemi in altre parti del dominio mongolo resero impossibile la sua realizzazione.
Kublai intraprese campagne militari anche contro il Mien (Birmania del nord) fra il 1275 e il 1287, invase l’Annam (il Vietnam settentrionale) nel 1285 e nel 1287, il regno di Champa (Vietnam meridionale) nel 1283 e attaccò persino l’isola di Giava nel 1293 con un’armata di 20.000 uomini su mille navi. A causa delle distanze e delle condizioni climatiche, per i Mongoli si dimostrò difficile operare nel Sud-est asiatico e, soprattutto, stabilirvi un dominio stabile. Nella maggior parte dei casi Kublai dovette accontentarsi di un riconoscimento formale della propria sovranità.
Con la morte del successore di Kublai, Timur (r. 1294 – 1307, nome templare Renzong) iniziò il vero declino della dinastia. Lotte per la successione tra i numerosi principi e una classe militare sempre più avida e irrequieta fecero sì che dal 1307 al 1333 si succedessero al trono ben otto imperatori.
La situazione già disastrosa del paese, che ricordava molto da vicino quella degli ultimi anni della precedente dinastia Jurchen dei Jin, fu peggiorata da alluvioni, siccità e carestie che fomentarono centinaia di rivolte, grandi e piccole, di contadini sempre più disperati.
Dopo alcuni decenni di lotte contro gli Yuan e conflitti fratricidi tra le fazioni ribelli, come quelle dei Turbanti Rossi o della Società del Loto Bianco, emerse la figura di Zhu Yuanzhang, un ex monaco originario dell’Anhui che, una volta costretto alla fuga in Mongolia l’ultimo imperatore Yuan, diede inizio alla dinastia Ming (1368 – 1644).
Nell’eredità che gli Yuan lasciarono ai Ming ci fu, oltre a un fermento culturale che nei secoli successivi avrebbe prodotto (fra le tante cose) alcuni capolavori della letteratura cinese, una Cina geograficamente più grande che, per la prima volta, annoverava lo Yunnan come parte integrante del proprio impero.

Un testo molto interessante su Marco Polo è L’impresa di Marco Polo. Cartografia, viaggi, percezione, AA.VV. (TIELLEMEDIA Editore, 2007), che in una serie di articoli specialistici analizza la vita, i viaggi e soprattutto il retaggio del celebre viaggiatore veneziano.
Fonte foto Wikipedia.