La cultura neolitica di Pengtoushan era localizzata nell’area centrale del bacino del fiume Yangzi, nella regione oggi corrispondente allo Hunan settentrionale. Datata tra l’8000 e il 6000 a. C. circa, questa cultura era contemporanea a quella più nota di Peiligang, situata a nord nella valle del Fiume Giallo. Il nome deriva (come vuole la prassi nella ricerca preistorica) dalla località dove, nel 1988, questa cultura fu identificata per la prima volta dagli archeologi, grazie alla caratteristica ceramica decorata con motivi a corda.
Altro sito correlato è quello di Bashidang, risalente alla fase finale di Pengtoushan: la sua importanza risiede nel fatto che conserva i resti più antichi in Cina di un muro perimetrale innalzato con la tecnica della terra battuta (hangtu), circondato da un fossato.
All’interno di questo insediamento, esteso su un’area di circa 30000 mq, erano presenti almeno 24 capanne, a pianta sia ovale sia rettangolare, molte delle quali su palafitta e un paio su terrazza artificiale. E’ stata individuata inoltre una piattaforma a forma di stella, probabilmente adibita a uso cerimoniale. Le necropoli erano situate all’esterno dell’area abitata.
Gli abitanti delle comunità Pengtoushan coltivavano alcune varietà di riso, i cui chicchi già si distinguono da quelli selvatici per le maggiori dimensioni, oltre a castagne d’acqua e piante di loto dai frutti commestibili (nelumbo nucifera). Gli scavi di Bashidang hanno fornito anche le più antiche testimonianze di semi di soia.
Se la coltivazione aveva un ruolo centrale nell’economia di Pengtoushan, la caccia, la pesca e la raccolta mantenevano un’importanza non secondaria, come dimostrano gli abbondanti resti di cacciagione.
Notevole la quantità di manufatti ritrovati, non solo in pietra e ceramica ma anche in osso e legno. Si tratta in prevalenza di attrezzi agricoli, fra i quali una vanga a due denti la cui forma si è mantenuta inalterata sino a tempi storici, conservatisi (assieme a una straordinaria quantità di semi) in un ambiente paludoso povero di ossigeno. Sono giunti sino a noi persino i frammenti di cesti in bambù intrecciato, che rivelano un’elevata perizia artigianale.
Fra gli articoli più suggestivi, appartenenti a questa realtà così remota, vi è un curioso disco in terracotta, decorato con simboli incisi simmetricamente sulla superficie, dagli studiosi interpretati come lontani antesignani della scrittura cinese del II millennio a. C. (nell’immagine in evidenza).
L’assenza di beni di prestigio nelle sepolture, che finora hanno restituito solo semplici corredi composti da oggetti e vasi di uso quotidiano oltre a offerte di cibo, suggerisce l’idea che questa longeva cultura abbia avuto una struttura fondamentalmente egualitaria, senza rilevanti distinzioni gerarchiche.
Sulla cultura di Pengtoushan abbiamo in italiano il breve ma esaustivo capitolo di Tracey Lie-da Liu (traduzione di Allegra Panini), parte del volume La Cina. Preistoria e origini della civiltà cinese, a cura di Roberto Ciarla e Maurizio Scarpari (Einaudi 2011). Abbondante invece il materiale reperibile in rete, specialmente in inglese (oltre che in cinese).
