Liu Yongfu (10 ottobre 1837 – 9 gennaio 1917) è stato un comandante militare del tardo periodo Qing, famoso per aver creato l’esercito degli Stendardi Neri (heiqi jun).
Nato in una povera famiglia Hakka di Qinzhou (all’epoca nel Guangdong, oggi nel Guizhou), Liu Yongfu in gioventù era stato affiliato alla setta segreta Tiandihui (Società del Cielo e della Terra) e aveva militato in una milizia territoriale del Guangxi con manifeste simpatie per il movimento dei Taiping, la rivoluzione d’ispezione cristiana che sconvolse gran parte della Cina tra 1851 e 1864.
In questo periodo, Liu Yongfu fece adottare all’unità sotto il suo comando una bandiera di colore nero: vessillo che lo avrebbe seguito per tutta la vita.
Dopo la sconfitta definitiva dei Taiping nel 1864, Liu Yongfu preferì attraversare il confine sino-vietnamita con i suoi uomini (prevalentemente sopravvissuti delle formazioni ribelli nonché guerrieri di etnia Zhang o di altre popolazioni tribali), spingendosi in profondità nel Vietnam settentrionale, conosciuto anche come Tonchino. A partire dalla zona di Son Tay (oggi nell’area urbana di Hanoi), i suoi Stendardi Neri aumentarono le proprie dimensioni e si organizzarono. Rapidamente questa forza crebbe da poche centinaia di uomini a svariate migliaia. In un secondo momento sarebbero entrati a far parte degli Stendardi Neri persino avventurieri statunitensi ed europei.
Combattendo contro le tribù di montagna, Liu Yongfu si ritagliò un feudo in territorio vietnamita, ottenendo dal governo della dinastia Nguyen (1802 – 1945) il riconoscimento ufficiale come governatore militare. In queste vesti, il signore della guerra Hakka prese il controllo del commercio sul Fiume Rosso, finanziando le proprie attività con una tassa del 10 percento sulle merci in transito.
Alla fine degli anni ’60, Liu Yongfa si riconciliò con le autorità Qing, collaborando con l’esercito imperiale nel distruggere gli Stendardi Gialli, una banda composta in gran parte da banditi cantonesi che, partendo dalle zone montuose di confine, cercava di ritagliarsi uno spazio lungo il corso del Fiume Rosso.
Rispondendo all’appello disperato della corte Nguyen, Liu Yongfu si impegnò con tenacia, a partire dal 1873 e per tutti gli anni ’80 del XIX secolo, nella lotta contro l’espansionismo francese nel nord del Vietnam. In più di una occasione, gli Stendardi Neri inflissero perdite consistenti alle forze coloniali, pur non riuscendo a scacciare i Francesi dalle loro posizioni intorno ad Hanoi e nel delta del Fiume Rosso.
Fra coloro che persero la vita nei combattimenti contro gli Stendardi Neri anche l’ufficiale di marina Francis Garnier (1839 – 1873), già esploratore europeo dei grandi fiumi di Indocina, caduto davanti alla porta occidentale di Hanoi in un temerario attacco alla baionetta (nell’immagine in evidenza, l’evento in una illustrazione coeva dal giornale “Le tour du monde: nouveau journal des voyages”).

Durante la guerra sino-francese (agosto 1884 – aprile 1885), Liu Yongfu stabilì una stretta e proficua collaborazione con lo statista e generale Tang Jingsong (1841 – 1903), e le sue forze aiutarono l’esercito Qing, mettendo sotto pressione le guarnigioni francesi.
Alla fine del conflitto una delle condizioni poste dai diplomatici francesi a quelli cinesi fu che Liu Yongfu e i suoi Stendardi Neri abbandonassero il Tonchino. Molti dei miliziani rifiutarono però l’ordine di evacuazione, continuando a bersagliare le forze francesi con attacchi di guerriglia e alimentando, nel tempo, il banditismo nel territorio vietnamita.
Nel 1895, al termine della guerra sino-giapponese (agosto 1894 – aprile 1895), Liu Yongfu aiutò Tang Jingsong ad organizzare la resistenza all’invasione giapponese di Taiwan e fu l’ultimo comandante cinese ad abbandonare l’isola, quando l’esercito nipponico pose fine all’effimera esistenza dell’autoproclamata Repubblica di Taiwan (5 giugno 1895 –21 ottobre 1895).
Nel 1902, il non più giovane Liu Yongfu fu nominato magistrato della città di Jieshi, nel Guangdong, per poi ritirarsi a vita privata dopo la rivoluzione Xinhai e l’abdicazione dell’ultimo imperatore della dinastia Qing, nel febbraio del 1912. In questa occasione non fece mancare il proprio sostegno alla causa repubblicana mentre nel gennaio del 1915, quando il presidente Yuan Shikai (1859 – 1916) accettò le “Ventuno richieste” avanzate dal Giappone, che avrebbero trasformato la Cina in un protettorato nipponico, Liu Yongfu incitò alla resistenza. Morì di malattia, nella sua casa, il 9 gennaio 1917.
Quella di Liu Yongfu è diventata con il tempo una figura quasi leggendaria nell’ambito della lotta anti-imperialista in Asia orientale, paragonabile per alcuni aspetti al nostro Giuseppe Garibaldi.
Per approfondire le gesta di Liu Yongfu e dei suoi Stendardi Neri si consiglia la lettura del classico Black Flags in Vietnam: The Story of a Chinese Intervention, di Henry McAleavy (1968); informazioni preziose si trovano anche nei principali manuali di storia cinese, in particolare nel monumentale The Cambridge History of China: Volume 11, Late Ch’ing, 1800-1911, Part 2, a cura di John K. Fairbank e Liu Kwang-Ching (1980).
