La cultura di Xinglongwa si sviluppò lungo il bacino del fiume Liao fra Mongolia Interna e Liaoning a partire dalla fine del VII millennio a. C. sino al 5400 a. C. circa. Il nome deriva dal primo sito, scoperto nel 1982 e oggetto di ripetute campagne di scavo, nell’odierna Mongolia Interna: un insediamento di circa 24.000 kmq, con 160 fondi di capanne, 300 pozzetti di stoccaggio e 30 sepolture.
Questa realtà neolitica si distingue sia per la raffinata manifattura della pietra sia per la ceramica, realizzata con argilla cotta a basse temperature (quindi in fornaci aperte) e per lo più di forma cilindrica con ampia imboccatura e fondo piatto. Le decorazioni fittili prevalenti sono motivi geometrici oppure a zig-zag.
Gli oggetti di giada (nefrite verde chiaro o gialla) emersi dal sito di Xinglongwa sono fra i più antichi rinvenuti finora in Cina, e mostrano come le tecniche della lucidatura e della perforazione fossero già padroneggiate dagli artigiani dell’epoca.
Le comunità Xinglongwa praticavano la coltivazione di due varietà di miglio (il miglio propriamente detto e il panico) e innalzavano capanne interrate (rettangolari con angoli più o meno arrotondati), di dimensioni standard (tra i 50 e gli 80 mq) e disposte a schiera intorno a costruzioni più grandi, con un principio pianificazione urbana. La difesa dei centri era affidata a fossati.
In seguito al ritrovamento di numerosi resti ossei di cervi, di lische di pesce e di gusci di noci, si può affermare che questa popolazione sfruttasse ogni risorsa a sua disposizione e che l’agricoltura non fosse ancora la fonte primaria di sussistenza.
Le usanze funerarie si sono rivelate piuttosto originali. Sotto alcuni pavimenti infatti, soprattutto nell’angolo sud-occidentale dell’abitazione, sono state rinvenute sepolture singole (sebbene non manchino quelle multiple). Alcuni defunti sono accompagnati da un corredo composto da utensili in pietra (microlame o macine), vasi di ceramica e, in casi più rari, scheletri completi di maiali e piccoli monili di giada, come ad esempio anelli aperti (nell’immagine in evidenza), pendenti e piccoli coltelli. La presenza di questi beni di prestigio costituirebbe la prova di pratiche rituali complesse e forse di una primordiale distinzione gerarchica.
Chiaramente articolato era l’universo religioso, come dimostra il ritrovamento, sempre in una capanna di Xinglongwa, di due maschere in pietra con inserti di conchiglie di acqua dolce, probabilmente indossate in occasione di danze rituali. Inoltre una statuina di pietra (alt. 35,5 cm) raffigurante una donna gravida, emersa in un altro sito di questa cultura, fornisce un ulteriore indizio della complessità delle credenze religiose, probabilmente incentrate su un culto della fertilità.
Sebbene i processi che ne portarono alla nascita non siano ancora ben chiari, Xinglongwa rappresenta probabilmente la fase iniziale dello sviluppo dell’agricoltura e dell’urbanizzazione nella Cina nord-orientale: una tappa fondamentale nel processo che avrebbe poi portato alla nascita della più avanzata cultura di Hongshan (circa 4500 – 3000 a. C.).
Fonti preziose di informazioni su questa cultura sono la voce “Xinglongwa, cultura”, di Yang Xiaoneng (pp. 643 – 644), all’interno del volume Asia, dell’Enciclopedia Archeologica Treccani (2005), e il paragrafo “La cultura Xinglongwa”, di Tracey Li-dan Lu (pp. 251 – 258), all’interno del volume La Cina. Preistoria e origini della civiltà cinese, a cura di Roberto Ciarla e Maurizio Scarpari (Einaudi 2011).
